About Us

Chi Siamo


Indiepop.it è il primo webmagazine italiano interamente dedicato a pop indipendente, tweepop, C86 ed affini, dal 1980 ad oggi. E' un sito indipendente, settoriale, di nicchia, diverso, e si prefigge lo scopo di far circolare le informazioni e far crescere la scena pop indipendente in Italia e nel mondo. E' nato nel 2003

Redazione

Salvatore Patti: Noto all'estero come "the apex of taste", si nutre ad una ferrea dieta pop dall'età di 14 anni, quando scopre i Duran Duran e in una settimana ne acquista l'intera discografia. Da lì ai Jesus & Mary Chain il passo è brevissimo. Comasco d'adozione, indossa solo camicie di seta e stivali di alligatore. (salvatore@indiepop.it)

Alessandro Calzavara: Proprietario terriero messinese, filosofo part-time e neopsichedelico professionista sotto lo pseudonimo Humpty Dumpty. Parlate bene della sua musica e vi amerà all'istante. Possiede il 90% dei 45 giri Sarah in edizione originale ma non li ha mai mostrati a nessuno.
(alessandro@indiepop.it)

Fondatori

Indiepop.it nasce nel maggio del 2003 grazie agli sforzi coordinati di Salvatore, Alessandro e Fabio.

Fabio Russo: la massima autorità romana in campo twee. Malinconico esistenzialista con il culto del CD, seziona dischi pop alla ricerca di frasi romantiche da ripetere alle ragazze che cadono copiose ai suoi piedi. Ha un unico difetto: non sopporta i Sea Urchins.

Collaboratori

Chiara C. : Perennemente “lost in translation”, si consola ascoltando Emily Haines. Appassionata del mondo Arts & Crafts, studia a Toronto da quasi tre anni, dove, tra un libro di relazioni internazionali e uno di teoria critica, non fa che andare a concerti indie. Idiote savante per forza di cose, vorrebbe espandere la sua collezione di CD ma pensa che per farlo dovrebbe prima scegliere una sola città in cui vivere… e non crede ne valga ancora la pena. Fatele incontrare Torquil Campbell e vi sarà per sempre fedele!

Valeria Sgarella : autrice e conduttrice, ha gravitato in dubbi network radiofonici per 15 anni; cosa che si ostina a fare anche oggi, nonostante tutto. E fa bene, perché proprio grazie alla radio ha toccato con mano gli anfratti più disperati e irrilevanti del pop. Ha un poster delle Marine Girls in bagno. Ma la chiamano per presentare maratone heavy metal. E’ ovvio che qualcosa non va.

Pasquale Mellone (aka PaMeLlO): Trova - tra un post e l'altro - il tempo di battersi per: il riconoscimento del popolo calabrese come minoranza linguistica; la liberazione dei criceti e di tutti i piccoli animali domestici; una legge che renderà obbligatorio inzuppare i pangoccioli nel cappuccino; e la chiusura di Studio Aperto.

Davide Ariasso: Lost in a UK Dream, ci si è trasferito quando gli hanno offerto un lavoro a Bristol. Bristol? Lì C'era la Sarah Records, va bene, parto! Tutto iniziò nell'87, quando per un'intera estate non smise più di ascoltare "Cold Heart" dei Jasmine Minks e "Almost Prayed" dei Weather Prophets. Ben 18 anni dopo approda in the UK. Per fare che, lo si scoprirà nei prossimi 18 anni...

Michele Toffoli : Folgorato dai primi Stereolab ormai diversi anni fa, ricerca in continuazione melodie pop dai suoni non convenzionali. Ha un debole per il pop francese, l'indie spagnolo e il dreampop di ognidove. La musica che ama è precaria quanto lui, perché in un difficile equilibrio tra melodia e sperimentazione.

Gabriele Marramà : dalla profonda provincia abruzzese, quarantatrè anni (ma se ne sente una quindicina in meno). Consumatore onnivoro e compulsivo di musica, folgorato sulla via del pop dall'ascolto del primo singolo degli Smiths, dopo trascorsi prog-rock e new wave. Passatista e nostalgico, rimpiange l'epoca dei vinili e
contempla spesso con trasporto i suoi dieci pollici della Sarah.

Ian Abberline: famoso ubriacone cacciato via dal trenta per cento dei pub Londinesi (ma può fare di meglio) si consola realizzando improbabili interviste alle malcapitate popstars di turno. O almeno a quelle che reggono il fetore del suo alito. Si cela dietro un cognome fasullo ma importante.

Ex collaboratori

Enrico Veronese: he's my teddy boy, campa di guai, non piange mai, si chiede che / sarà di noi. Lui è Venezia e Venezia è lui: saturo, passatista, vinoso, praticamente in decadenza senza fondo. Divulga il pop nei locali col nome di Enver e fa compile in continuazione, nelle quali non mancano mai "Windmills of your mind" nelle sue varie versioni e "Stone on the water" di BDB. Come blogger si prende troppo sul serio, va ridimensionato. Ha cessato la sua collaborazione al sito nel giugno 2006.

Marco Lombardo: Di stanza a Stoccolma (e dalla sua stanza di Stoccolma) Marco ci ha raccontato tutto della ferbida scena pop svedese dalle colonne di "Stockholm Syndrome".

Per informazioni scrivi a:

info@indiepop.it

Si ringraziano Tae Tokui e Barbara Lanza per il supporto grafico.


Perché indiepop.it ?

Se "pop" è la contrazione di popular, allora l'indiepop è una contraddizione in termini: non è musica "popolare" né dal punto di vista del pubblico (ristretto a qualche migliaio di persone in tutto il mondo nei casi più fortunati) né da quello delle scelte musicali. L'accento va posto infatti sulla prima parte del nome: è pop *indipendente*, libero da necessità commerciali e in una certa misura orgoglioso del proprio ruolo di genere di nicchia. Indiepop è l'affermazione della melodia nelle sue forme più pure e senza sofisticazioni, è pop distillato, inebriante a dispetto del basso tasso alcolico. Nel corso degli anni si è contaminato con l'elettronica ma rimanendo fedele ai suoi dettami di semplicità ed immediatezza, ed ha conosciuto una forte espansione geografica a dispetto di una diffusione piuttosto limitata.
Nonostante fare distinzioni all'interno della scena sia spesso questione di lana caprina, riteniamo opportuno spiegare il significato di termini ricorrenti come "Tweepop" o "C86" che potrebbero essere di oscura comprensione per il neofita. Seguiteci.

Tweepop
Twee: affettato, lezioso, sdolcinato. Curioso che una scena musicale debba basarsi su questi presupposti, anche se il termine è usato in chiave ironica. Il twee pop è una variante semplificata dell'indie-pop, e si può dire che ne costituisca la forma più pura, cristallizzata allo stadio infantile. Semplici canzoncine allegre o malinconiche, una strumentazione ridotta al minimo (chitarra - meglio se acustica, basso, batteria, più eventuale elettronica molto low-tech), una voce, di solito femminile ed angelica, e al centro di tutto la melodia, protagonista assoluta di ogni brano. Nessuno spazio alle sperimentazioni o all'innovazione, un'aderenza più o meno assoluta al verbo sixties di Brian Wilson e dei gruppi vocali, un'insofferenza congenita alla sofisticazione. Ecco il Tweepop, anche noto come "Anorak pop" (per via dell'abbigliamento) e confuso con il passare del tempo con l'analoga scena "C86".

C86
Negli anni 80 capitava che NME offrisse una cassettina annuale ai suoi lettori, radunando il meglio della scena indie dell'epoca, facendo precedere le cifre finali dell'anno in esame da una "C" per scimmiottare le cassette vergini (C46, C60 e così via): nel 1986 per una serie di congiunture non tutte spiegabili e a dispetto di una forte disomogeneità, quel nastro diventò il punto di partenza di una nuova scena musicale underground, in aperta opposizione al mainstream e fortemente politicizzata nella sua critica al governo Tory. Il termine "C86" venne in seguito utilizzato per descrivere la parte più "pop" di quel nastro, comprendente gruppi come Wedding Present, Shop Assistants, Wolfhounds.
Partito dalle esperienze dei Jesus & Mary Chain con feedback e distorsori e dalle istanze sixties delle band Rough Trade che dominavano le classifiche indipendenti (Smiths, Woodentops, Easterhouse), il C86 stemperò gradualmente la sua carica aggressiva mantenendo intatta quella DIY e declinò lentamente verso il tweepop confondendosi ad esso, tanto che le due scene oggi sono considerate una cosa sola. Erano anni in cui la scena indiepop scozzese si faceva avanti con le sue malinconie assortite, esercitando una presa sul mondo indipendente britannico che sarebbe durata sino alla fine degli anni 90.
Sembrava un'operazione circoscritta ad un periodo non particolarmente glorioso degli eighties inglesi e invece non fu così: il tutto è diventato un vero e proprio culto, generando fanzine in paesi lontani, dal Giappone alla Svezia (all'Italia), ed un nutritissimo stuolo di imitatori.

Origini
Da dove nasce il tweepop? Dalla reazione al cosiddetto goth (qui da noi meglio noto come "dark") che popolava la scena indie inglese all'inizio degli anni 80 con un'attitudine estremamente seriosa e abbigliamento obbligatoriamente nero: il C86 professa per contro il ritorno dei colori e della mai sopita vena melodica inglese, che si estrinseca dapprima nel recupero di sonorità sixties filtrate dal fuzz-pop allora in voga e procede poi per successive semplificazioni. E quando il fuzz sparisce, la melodia rimane, stavolta accarezzata e nutrita da tre accordi di chitarra e voci melliflue. E' una libera interpretazione degli anni 60 più morbidi, dai Girl Groups ai Beatles passando per Byrds e Free Design, e che nelle sue reinterpretazioni di quell'epoca fa tesoro delle esperienze di gruppi scozzesi emersi solo qualche anno prima, come Orange Juice ed Altered Images.
Perché prospera il tweepop? Perché è il genere perfetto per gli eterni adolescenti: ha un passato ben definito ma non aspira ad alcun futuro, è musica per gente che non ha ancora deciso cosa fare da grande né sembra intenzionata a diventarlo, ed è cristallizzato non solo nelle scelte musicali ma anche in quelle liriche, per sempre ancorate a storie di cuori infranti e innamorati timidi, e praticamente privi di qualsiasi connotazione sessuale. Un ritorno alla semplicità che si serve per la propria diffusione di un circuito underground di locali, etichette e fanzine organizzato come non succedeva dai tempi del punk. La maggior parte delle etichette responsabili della diffusione del genere (dalla 53 and 3rd alla Sarah Records) nascono per l'impegno diretto dei musicisti o di semplici appassionati, e la massima soddisfazione, più che entrare nelle indie charts di NME (la cui affidabilità è quasi nulla) è fare la propria comparsa nei Festive 50 di John Peel, la classifica annuale degli ascoltatori del programma di indie rock più famoso del mondo.

Oggi
ll genere ha la sua schera di affezionati, in grado di riconoscersi anche senza indossare anorak. Un popolo che legge avidamente i siti dedicati come twee.net e la mailing list collegata, che affolla i forum di indiepages, che compra i dischi per corrispondenza e che costituisce il nettare di una scena (questa è la vera novità) priva di confini. Sì, perché nonostante la nascita inglese oggi il tweepop ha perso ogni caratterizzazione geografica ed è uguale dappertutto, dalla Spagna alla Svezia, dal Giappone alla Grecia, dal Brasile all'Italia. E che ha frazionato il genere in un'infinità di sottoclassi (lo-fi pop, bedroom pop, shambling pop, fuzz pop) che vi risparmiamo, nell'attesa di capirci qualcosa anche noi.
La presenza dell'indiepop in Italia è desolatamente labile: pochi dischi, pochissimi concerti. Attraverso indiepop.it vogliamo scoprire quale sia l'interesse attorno alla scena e magari riuscire a creare una (piccola) comunità di poppettari indipendenti. Se sei dei nostri, scrivici!