| Italoindiepop trip
Nei quasi tre anni trascorsi dall'inaugurazione di questa webzine ne sono successe di cose. Quando abbiamo cominciato, mettere le parole "indiepop" e "italiano" nella stessa frase pareva un'assurdità: le strade della musica indipendente italiana deviavano dalle corrispettive direttrici inglesi, spagnole, svedesi. Oggi le cose sono cambiate? In parte sì: quello che connotiamo genericamente come "tweepop" (e che costituisce tanta parte di questa rivista) continua ad essere un tabù, probabilmente troppo lontano dalla sensibilità peninsulare, ma parallelamente a ciò abbiamo assistito alla nascita di un gran numero di piccole esperienze pop e indipendenti, che abbiamo cercato di documentare come meglio potevamo. E siccime è giunta l'ora di tirare le somme, seguiamo Enrico in un viaggio in automobile alla scoperta dell'indiepop italiano.
AVVERTENZA: I link sui nomi delle band custodiscono un mp3 ciascuno, tutti captati in rete. Fatene buon uso.
Prologo
Siamo di ritorno. Non nascondo una certa qual stanchezza
mista a soddisfazione e stupore, un giro completo -o quasi-
dell'Italia alla mia età non è cosa di tutti i giorni. Ma
il mio papà doveva compilare un report per il suo giornale,
coi nomi e le canzoni di tutte le band indiepop italiane degli
anni Duemila, quelle ancora attive per lo meno. E siccome
non aveva a chi lasciarmi, mi ha portato con sé. "Come Bruno
Cortona e Roberto Mariani", ha detto. "O come Mastroianni
e Troisi, eh". Fossi stata un po' più adulta, mi vedrei piuttosto
come Furio e Magda. Tutto cominciò in Liguria.
.sì
perché eravamo in ferie in Sardegna quando arrivò la comunicazione
redazionale. Doveva, o dovevamo, fare i bagagli alla svelta.
Il traghetto da Olbia sbarcò nel porto vecchio di Genova un
pomeriggio ventoso, ad accoglierci un gruppo di amici, che
solo dopo ho saputo essere i Numero6
e gli En
Roco. Ho capito da subito che qualcosa li accomuna:
entrambi fanno un certo tipo di canzone, in cui il testo ha
larga importanza e spesso è vissuto, introspettivo ma non
metafisico, curato e di gran gusto. Canzoni d'autore alla
maniera del pop, allargate in un caso (gli En Roco) ai violini
e a certa enfasi minore, nell'altro (i Numero6) giocano con
l'elettronica spartana e con una sezione ritmica talvolta
sostenuta. Il viaggio comincia bene: dopo la focaccia e un
vorticoso giro serale nella città più stretta e imper(v)ia,
si va a bere al Madeleine -mio papà, non certo io!- e facciamo
quattro chiacchiere con gli Ex-Otago, folleggianti
sulle note dell'estate, le clamorose vacanze dell'83. Li si
attende alla prova del fuoco. Leviamo le tende già al mezzogiorno
successivo. Destinazione Piemonte.
Il soggiorno piemontese è stato accuratamente preparato dal
mio babbo, incanalando i luoghi a seconda delle residenze
e reciproche influenze delle band, di modo da ottimizzare
tempi e percorsi. Torino ovviamente è città principe, ma non
ci siamo stati da subito: prima un bel pomeriggio twee a casa
di Kirsten, la bimba mia coetanea, e del suo papà Giuseppe.
Che ci ha presentato i Silent
Bliss e i Sad
Snowman: le due accolite che incidono per l'etichetta
di casa, la Kirsten's Postcard, che si può rintracciare comodamente
online. Papà e Giuseppe hanno parlato fitto per tante ore,
come non si sentissero da anni; nel mentre io e Kirsten giocavamo
coi dischi, mettevamo su a ripetizione "Sweet taste" dei Silent
Bliss (songwriter invero toccante) e "Spider song" di Sad
Snowman, una sorta di Trembling Blue Stars coi loro begli
archi e l'inverno che evocavano. Congedatisi non già senza
nostalgia da casa Bottero, arriviamo la mattina nel capoluogo
sabaudo, dove ci aspettano i Perturbazione per il bicerin.
Loro sono dei "grandi", anche nel senso delle dimensioni raggiunte,
in quest'Italia così laida. il loro tratto più evidente
ormai è la personalità, la riconoscibilità: quando paragonano
qualcuno a te, ormai è fatta, e del pop italiano sei padrone.
Alla fine sono proprio Tommaso & Co. a parlarci delle altre
realtà di lassù, gli storici Mambassa di Stefano Sardo,
gran raccontatore ("Il cronista"), che hanno avuto
 |
| Perturbazione |
meno di quanto meritato nel tempo; i giovani Squirrel
di Hamilton Santià, che guardano all'America e si stanno affacciando
solo ora; il placido Macbeth,
ossia Roberto Pizzichetta, strumentale e casalingo, ma con
un magone creato ad arte nella notte insonne, come un compositore
postmoderno sa fare; i dirimpettai Là-Bas,
ancora in definizione ma fratelli nella malinconia e nel descrivere.
Ho appreso così che ci sono tanti indiepop diversi. Ci spostiamo
verso la Lombardia facendo tappa intermedia a Novara: i "Perturba",
così li chiamano tutti, ci segnalano Marcilo Agro e il
Duo Maravilha, bizzarro trio che gira(va) di casa in casa
a presentare le proprie filastrocche da folkstudio, orecchiabili
e artistiche. Milano ci attende.
La fuligginosa metropoli non smentisce la sua fama, ci si
domanda come facciano queste trottole impazzite ad avere tempo
per l'indiepop, che per convenzione richiede mente sgombra
da pesi e lievito morale superiore. eppure, i manifesti nei
muri immaginari di quella città parlano almeno di quattro
progetti da salvaguardare. Dilaila,
in primis: quando una voce di (giovane) donna può dire tutto
ciò che vuole. ma soprattutto liriche centrate e notevoli
come quelle di questi promettentissimi boys. Da grande voglio
diventare come lei. Sul manifesto vicino c'è scritto Lele
Battista, e io me lo ricordo, per piccola che sono, alla
guida dei La Sintesi. LeLe è sempre lui, cantore sofferto
e commovente delle asperità sentimentali, una leggera vena
elettronica ne armonizza il battito cardiaco. E' appena rientrato
in pista, buon segno per la vitalità del sistema. Sul muro
di fronte, si annuncia il concerto dei The
Phonograph: dopo un ipotetico brillante tour giapponese,
i due nerdies tornano a toccare corde new romantic ed elettroacustiche,
come se gli Shins, i Postal Service e i Simple Minds fossero
stati una sola grande band. Conclude la carrellata sulle affissioni
milanesi Kama,
l'alfiere di Eclectic Circus, altra testolina storta che dice
tante cose vere. "Voglio un ostello comunale gratuito, o quasi,
in cui i giovani si incontrano per fare l'amore". eh, magari
quando sarò un po' più grande. L'altro polo pop della Lombardia
sta a Brescia, e tosto ci si rechiamo: il nome cool, all'oggi,
è quello dei Le
Man Avec Les Lunettes, occhialuti e disponibili alla
chiacchiera. Hanno anche un programma in radio. e ormai viaggiano
su onde europee, con tour svedese(!) e francese, grazie ai
quali fanno conoscere a tutti la loro giocosa estetica che
dentro sé ha anche della psichedelia 60, del fuzzy californiano.
sono loro a parlarci di Annie Hall, formazione classica
sulla rampa di lancio, che non ha bisogno di chiedere chi
sono i Belle&Sebastian né i Kings Of Convenience. e tutti
a dirci quanto bravi sono gli Edwood, sul sottile crinale
dell'elettronica più gentile, alla Notwist, e che attendiamo
con la seconda fatica entro l'anno. Andiamo a Sondrio a suonare
a Interflug, già Skoda, casiotonico homemade che volge
alla lacrima androide, ma è tutto chiuso, è in Finlandia.
Papà scruta la mappa e decide di concederci una sortita in
Trentino.
.a trovare i c|o|d. Emanuele Lapiana e i suoi hanno
atteso sei anni prima di vedere il loro secondo cd pubblicato;
ci ha pensato la Fosbury ed è stata una gran risoluzione,
dare luce a canzoni poderose e autoevidenti nella loro formazione
abbeveratasi agli eighties. Altro che bei panorami e ottimi
formaggi d'alpeggio questa terra non sta offrendo, quindi
prima della settimana veneta sconfiniamo fra Sappada e Forni
Avoltri, prendiamo il Friuli dalla Carnia.
 |
| Fr Luzzi |
Friuli che sorprende, forse i poco avvezzi ormai, ma genera
di continuo formazioni degne di menzione e analisi, con una
densità "svedese" in rapporto all'esiguità e asperità del
territorio. tante le famiglie del pop, magari non imparentate
ma certo non aliene. Vogliamo parlare di Gaetano Dimita, batterista-ovunque
e gran produttore artistico, che ha lasciato traccia di sé
nei divertenti The Erotics, sorta di equipaggio semiserio
di una nave che va dritta al cuore del pop, ma anche nei poliedrici
Big Member, intere discografie ingoiate e rimasticate
brillantemente di persona, e ancora al lavoro con FR
Luzzi, la Isobel du pays, interessata da un discorso retrò
con tanto appeal. l'anello di congiunzione tra le due storie
cool dello swingin'Friuli potrebbe essere Andrea
Sambucco, squinternato bambinone troppo vero per essere
vero. testi e attitudine lo promuovono da una classe all'altra
del perenne liceo, nell'idem sentire con la banda Riotmaker.
Possiamo negare che, tanto per fare due nomi, i post-hip Amari
e i caldi tronics RiccioBianco
siano pop? Neghiamolo, ma facciamo un torto alla verità, esorcizzando
brani sì tanto canticchiabili. per non dire delle cadenze
destrutturanti e citazioniste di Fare
$oldi. E poi Sixtynine
And The Continuous People che da Pordenone vivono in una
dimensione più internazionale, fatta di cover dei Television
Personalities (la luce che mosse la band) e ottimo materiale
originale sfociato in un sette pollici per Felicité
records. La sortita si chiude all'estremo confine che confine
non è più. Gorizia e Nova Gorica sono due parti di un unico
ambiente, di là il casinò di qua Marcho's, che alla
fine schiavizza ben più col suo soundsystem pop che non il
gioco d'azzardo. Appena sotto, a Trieste, si affaccia Cortex:
se Povia fa cantare i piccioni, lui è più grazioso e mentre
aspetta sotto l'albero che la mela cada, gorgheggia come un
canarino, tweety-pop! Via, via, via da queste sponde, è bene
temprarsi per il lungo periodo in terra veneta.
Ecco la sorgente fertile dell'indiepop: si può dire che ognuna
delle sue sette province sia adeguatamente rappresentata,
con proprie specificità, e in continuo migrare di cervelli
e collaborazioni, di chi si sbatte anche per gli altri e mette
in gioco il proprio ubi consistam nella scena. Di Belluno
ce n'è uno ma che nome signori, che nome da signora,
Non
Voglio Che Clara. il babbo dice che hanno appena editato
il più bel disco italoindie degli anni Duemila, ma siccome
sono paroloni e io sono come San Tommaso. rispondo solo che
bastava aver ascoltato "Hotel Tivoli" per capire la loro grandezza.
anche la Marca Gioiosa schiera cavalli di razza come il vino
razza Piave di queste parti: MR60,
grandi e snobbati, autoprodotti e felici, wired quanto struggenti;
Valentina Dorme, da tanti anni ormai, forse un principe
la sveglierà e avrà il volto di Mario Pigozzo Favero che ne
scrive i notturni sogni con tanta accoratezza; Northpole,
amici immaginari che possono dire di fare sul serio
nel bilico fra pop compiacente e canzone d'autore; es,
qualcuno dice che si sono persi ma io non ci voglio credere,
luminosi come una lampadina nel buio, ai loro anni; Sostrato,
che se si cancellano il retrogusto di sala prove possono dire
la loro, magari col vox di "Questamattina", o musicando dei
corti. Vicenza risponde con i Diva, per metà anche
padovani, ma berici nel frontman e nella mente di Davide Golin:
proprio in questi giorni riprendono a esibirsi live, buona
novella
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| Canadians |
per tutti coloro che si sentono orfani delle sapide giustapposizioni
br-it-pop cui ci avevano abituato. La laguna produce i maturi
Elle,
piloti di navicelle siderali in cui il pop dilatato l'ha vinta
sul comunque moderato uso dell'elettronica, e che rimandano
sempre più il loro riproporsi in grande stile; con loro, Artemoltobuffa,
particolari già dal moniker che è un anagramma (di Alberto
Muffato, uomo-band) e felici ibridatori del cantautorato moderno
nel corpo dell'indie così come lo conosciamo. Infine -per
restare a Mestre- i Libra di Alberto Stevanato, label
owner di Macaco e portabandiera di un pop in perenne evoluzione.
Macaco che a Padova lancia il grande talento scrittorio di
Alessandro Grazian, trovator cortese e artista sopraffino;
nella stessa terra si sviluppa il progetto Stop The Wheel,
ovvero Francesco dei Jennifer Gentle a declinare il suo onesto
e spensierato anglopop per i tipi della trevigiana Madcap.
Passando in Polesine giusto per incontrare i Gonzo48k
che verranno, gradevole innesto della forma canzone nelle
logiche minitroniche, resta da immettersi nella fosca Transpolesana
per arrivare nella patria più feconda dell'indie veneto, quel
Veronese che ruota attorno a nomi cardine quali Massimo Fiorio,
Oliviero Farneti e Vittorio Pozzato. Il primo da solo è Bosvelt
(lascito grandaddyano di vibrante spessore catchy), in compagnia
era Slumber ed è Canadians,
bagliore totally indiepop fra Gibbard e Yuppie Flu, per far
innamorare le ragazzine come me; il gruppetto dei secondi,
cui si aggiunge Matteo Mohorovicich, si divide tra il progetto
principale FakeP, sorta di cappa postmoderna ai canonici
3'12", frullato di influenze e armonie, e gli spin-off El
Senor Ciuf Ciuf, appena approdato via myspace alla netlabel
12rec.net, Pilar Ternera e Mademoiselle Angoisse.
E a questa scena afferisce in qualche modo anche il lisergico
cantautore Jacopo Gobber, cui basta una registrata
per ambire. La carne al fuoco è pure troppa, cosicché una
volta digerita ci sentiamo liberi di metterci in marcia verso
l'Emilia. In fondo, basta crossare il Po.
.per giungere ad un'altra zona d'elezione: qua ci sono i locali,
le etichette, gli studios, e per fortuna anche la gente che
va a concerti. il primo avamposto che si incontra provenendo
dalla bassa veronese è San Martino Spino, la residenza di
Tizio/Fooltribe che in musica suonata diventa Bob Corn.
Scrive e canta elegie per ragazze, parlando di se stesso e
di quanto gli manca ogni volta che una se ne va. Ho l'impressione
che da perfetta bambina pop presto succederà a me di spezzare
qualche cuore. Come ogni regione attraversata finora, anche
l'Emilia ha la sua luogotenenza pop, e questa si trova a Parma;
meglio, a Colorno, la città dei Pecksniff e della Recycled
Music. Se come band si divertono e divertono coi giocattoli,
proprio come me, e con attacchi zuccherosi alla meteoropatia,
quando reggono l'etichetta sfornano progetti compiuti come
Skinny Legs, frammenti di pop ricondotti a unità, e
Casper, cioè Stefano Poletti che duetta con due belle
donnine all'ora dell'aperitivo. Ci si può spingere fino a
Piacenza, se lo si ritiene, dai Flyindolly, che se
si vuole loro bene si dice siano dei Bersani (il cantante,
non il politico!) e se gli si vuole un po' di male li si aggrega
a Cremonini. ma la verità sta nel mezzo ed è anche più complessa.
Preferibile affrontare la via Emilia a ritroso verso il mare,
stoppandosi nell'alma Bologna, indiscutibile centro forte
della Scena, dove abita Macromeo con il suo poppy hiphop
tardoadolescenziale e foriero di aspettative, e dove i Mariposa
si ritrovano nelle stanze della loro Trovarobato sia per suonare
dell' "alt.ro" folkpop sui generis, che per trasformarsi in
Magazzeno Bis. E' già Romagna quando facciamo la conoscenza
di Amycanbe, dolce fanciulla calligrafica che se ci
fosse una giustizia sarebbe sotto contratto con la Labrador,
e con la banda Tafuzzy
Records, sovversivi alla buona a colpi di lo-fi e versi
salati. Le Marche sono veramente a un tiro di schioppo.
.Quando si ha un nome solo ma vale per dieci: gli Yuppie
Flu, anconetani ormai intrallazzati con Bologna (Homesleep),
sono considerati non a torto il nome più pregnante dell'indiepop
nazionale. Qualità conquistata sul campo, alla luce delle
molteplici personalità sfoggiate e che mai hanno fatto perdere
punti alla band, e anche seguendo i resoconti delle tante
e partecipate trasferte europee. Conferma, per non dire istituzione.
La ipotetica linea gotica che unisce in segmento questa parte
d'Italia con la com-parallela Toscana segna una triste demarcazione,
dice papà: là sotto di indie e di pop se ne fa poco, e la
cosa spiace, non ritenendo assolutamente che vi siano sensibilità
e capacità inferiori. ma passiamo prima da Firenze e da Siena
a vedere che si dice.
.a Firenze c'è Pippola, la casa dei Gonzo, dei Flyindolly
e soprattutto dei Blume,
il trio che si sente fortemente indiepop e declina questa
appartenenza secondo una via electro tanto garbata quanto
internazionale. A Siena, o meglio a Montepulciano, ci sarebbero
i Baustelle, quando non registrano il tutto esaurito
in ogni loro data. Pop lo sono certamente, indie non più,
se restiamo alla produzione. Lo spirito e soprattutto il livello
sono quelli di sempre, ovvero eccellenti. Imbocchiamo l'Aurelia,
proprio come Gassman e Trintignant, solo che noi da Castiglioncello
andiamo in giù: tutte le strade portano a Roma.
.la Capitale è una grande contraddizione, e vive una discrasia
tra il "potere e non essere". Di luci e ombre vive, e soprattutto
di occasioni mancate, che non la tengono ahinoi all'altezza
delle altre grandi città europee della musica. Da questo bailamme
emergono i nomi degli Elettronoir, forse un po' affettati
(per dirla con un amico di mio padre che andremo ad incontrare
a Messina, alla fine del nostro viaggio) ma
 |
| Superpartner |
sicuramente degni, grazie alle splendide letture che pescano
nel torbido d'Italia; ma anche i Turnpike
Glow, seduti sulla riva del Sand Creek a strimpellare
un pop laterale che sa di brughiera, e che potrebbero farci
fare bella figura all'estero; per non dire di Babalot,
strampalato menestrello dall'ascolto folgorato e folgorante.
Bisognerà attendere l'uscita, invece, per capire quanto di
pop ci sarà nei MiceCars, line-up "componibile" con
robuste dosi di indierock americano 90 nel suo background.
Sulla strada per il litorale domiziano ci viene incontro Alessandro
Viccaro, Prague, che suona in diretta per noi un confortevole
abbraccio lo-fi, solo all'apparenza ostico ma tanto dolce.
.lo stesso retroterra che sfoggiano i magnifici .A
Toys Orchestra, casertani di Urtovox, autentica rivelazione
quasi due stagioni orsono. La loro miscela esplosiva di ruvidità
e romanticismo li spinge a continuare su questa strada. coi
Valderrama5,
curioso combo salernitano dalle reminiscenze loungey e nonsense,
la Campania è al momento solo loro.
.di lounge traviata si pasce anche il Salento, il sole il
mare il vento, che al di fuori di raggamuffin e pizziche per
turisti espone tre dei gioielli più fulgidi del pop indipendente
italiano: Studiodavoli,
Tuma
e Superpartner.
Una famiglia allargata, in cui lo scambio di strumentisti
è latore di lusinghieri risultati: tutte e tre queste "ditte"
si connotano per l'amore verso i canoni del passato e le colonne
sonore; semmai gli Studio Davoli, già Valvole, sfruttano al
massimo le potenzialità della loro voce femminile Matilde,
in un discorso che interseca una minima parte di analog-tronica,
nel mentre Giorgio Tuma e i Superpartner spingono l'acceleratore
sul versante del sunshine pop. Un bel microclima, enclave
del buon gusto. Conviene prendere la nave.
.e, scongiurando il ponte venturo, sistemarsi a Messina per
la fine dell'ubriacante tour. Sì lo so che a tredici anni
non posso sapere cosa significhi davvero ubriacante. ma è
un modo di dire. a Messina siamo sotto i fuochi artificiali
di Snowdonia, Cinzia ci sottopone il suo bel catalogo nel
quale fanno gli onori di casa i Maisie:
ogni volta che escono fanno parlare di sé, anche quando in
astratto sarebbe più difficile per narrativa ed emozionanti
saliscendi. ma Messina per me e papà significa soprattutto
Humpty Dumpty, l'amico al quale dobbiamo
riconsegnare l'automobile, che coglie l'occasione per farci
ascoltare il suo ultimo ep, una sterzata psycho verso la lingua
italiana accompagnata dai soliti filosofemi e oscurità professorali.
Un personaggione. che ci accoglie caldamente e rifocilla di
autoreferenzialità.
"Il più è fatto, adesso si tratta solo di salire in aereo
e goderci la visione d'insieme, tre metri sopra GoogleMaps".
Questo scrivevo nel mio moleskine da futura giornalista, e
a rileggerlo adesso non sembrano neanche passate le ore e
le immagini di cui i miei occhi sono ancora pieni. Se l'Italia
fosse davvero come il suo pop, sarebbe un paese di sicuro
migliore.
Enrico
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