| Eurosport
L'auto
che conduce il giornalista bendato svolta dritta nei sotterranei
del palazzo. Quattro A&R aprono le portiere e lo conducono
dritto in una stanza, dove stanno quattro diffusori ad alta
definizione. E' il famoso 'blind test', che ha come scopo
l'immediata riconoscibilità di un nuovo crac per il mercato
musicale mondiale. Altro che le ostriche e champagne delle
major per il lancio dei White Stripes: l'indieness impone
parca somministrazione di zollette di zucchero, e assoluto
riserbo sul luogo e sulle identità. Un cenno con la testa
fa partire la prima base. 'Euroheart'.
Neanche il tempo della normale reazione chimica fra l'aria
e il fuoco e il cronista prorompe giulivo: I PET SHOP BOYS!
Uno scappellotto del più sbrigativo della crew lo atterra
al suo posto. Appena ritrova le forze l'uomo venuto dalla
città, incredulo di tutto quanto gli sta capitando, soggiunge:
"Ma come, non è 'Paninaro'?" Zitto e ascolta, è l'obbligo.
Lui vorrebbe muoversi, svicolare, strepitare che non è possibile,
che quelli sono Lowe e Tennant, che siamo nel 1986 e Armani
è l'uomo più famoso del mondo.
E invece lo sa che non esiste alcuna DeLorean e il Dottor
Brown non ha inventato niente, tanto più a 1,21 gigawatt.
Il suo giornale della sera recita anno duemilaecinque. Sei
fregato, uomo.
Ultima spiaggia: "ma è il loro nuovo, almeno?".
No.
Orjan Lindbeck e Fredrik Hellstroem. Chissà quanti anni avevano
quando Renée Simonsen si ammantava di flash in via Montenapoleone,
e il suo bellissimo John Taylor calcava finti palchi di un
mondo dorato. A pensarci bene, li calca ancora. Ed è ancora
così supergiovane.
Eurosport
sta ai PSB esattamente come i quasi omonimi Ultrasport stanno
ai Belle And Sebastian: progetto così pedissequo e derivativo
da risultare naif e tutt'altro che irritante. L'operazione
simpatia nasce nelle pagine web amatoriali di mezza Europa,
nella quale lo stesso duo svedese (punto tikappa! punto tikappa!
punto tikappa!) interviene di persona a smazzare copie dei
propri singoli e a far sorridere di sé. Basterebbe questa
attitudine a consacrarli reginetti dello spirito che ci piace
e ci piacerà a lungo. E a questo punto vale aggiungere che
fino all'altro ieri figuravano come EurospoRt, solo che lo
zelante broadcast satellitare internazionale ha avuto un po'
da ridire, portandoli a eliminare una lettera senza perdere
pure il senso e l'innocenza.
A sentire "Your brother is my only hope" non sono passati
vent'anni, da tanto è ruffiana nelle (pardon) liriche -anche
autoreferenziali: 'Dance, sing it down with the Eurosport
beat / 'cause in just a few years it will all be too late'-
e assassina nel giro di tastiera mandato in loop, che qualsiasi
digei che si trovasse davanti una platea di quarantenni la
potrebbe tranquillamente piazzare per un misconosciuto classico
di serie B e ottenere successo e scervellamenti. Le altre
tracce, fra cui una imbarazzante "Show me your penis", certo
non si discostano: scansioni dal manuale del Perfetto Synthpop.
Impegno zero, sbalzi di voce irrilevanti, smoke machine a
palla. Provate a stare fermi, ma con tutto il vostro corpo
però.
E ce la vedo Renée con Carol Alt a spasso in tacchi alti e
visone, ancora oggi. E' sfiorita, la fragranza easy going
di questi suonini? E come potrebbe allora esserlo l'avvenenza
delle due supermodelle, in questa era ben più sguaiata della
loro? Ah, nostalgia canaglia.
Enrico
Links:
Sito Ufficiale: www.eurosportmusic.tk
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