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Questo quintetto di Edimburgo suona delicato folky-pop sotto la guida di RIley Briggs, autore di tutte le canzoni del gruppo. Di loro è stato scritto che "al confronto Belle&Sebastian sembrano gli Slayer", e anche se la definizione è senz'altro esagerata offre un'idea della delicatezza del suono della band. L'album d'esordio "Young Forever" è stato pubblicato nel 2004 da Rough Trade.

 

 

 
 

Discografia:

Young Forever (Rough Trade, 2004)

Sito Ufficiale:
www.aberfeldys.com

 
 

 

 
 

Young Forever
(Rough Trade, 2004)

 
 

Due eventi di natura uguale e contraria inficiano l'equidistanza critica di questa recensione: la spinta promozionale di Rough Trade, che definisce gli Aberfeldy "la rinascita del C86" e colloca un loro pezzo tra Talulah Gosh e Pooh Sticks nella sua prossima compilation, e una impietosa stroncatura di Pitchfork argomentata come segue:

1. i testi sono stupidi. Questi tizi cantano solo di quanto sono innamorati e/o di quanto sono tristi a seconda della vicinanza dell'oggetto del loro amore.
2. è ridicolo paragonarli a Belle & Sebastian, Camera Obscura, Lucksmiths, Pastels e, oh sì, Talulah Gosh quando non ne valgono un decimo.
3. i testi sono stupidi.
4. L'album è registrato con un solo microfono.
5. i testi sono stupidi.

Sembrerebbe una sorta di lapide, e anche se me ne dolgo è da questi due punti che debbo partire. "Young Forever" non è terribile come dice Pitchfork e non è C86 come dicono a Rough Trade. E sta abbastanza lontano da queste due definizioni.

Tre volte si concede alla piana ruffianeria, all'inizio, in centro e in coda. "A friend Like You", "Summer's Gone" e "Something I must tell you", fanno uso in varia intensità di strumentini elettronici trattati come chi non sia avvezzo ad usarli. Pulsano veloci tra le note di chitarra, ora un preset beat Bontempi in nacchera, ora un serpeggiare fra facili strofe amorose. E' probabilmente questa la colpa di "Young Forever", perché questi tre pezzi contro natura non nascondono il fatto che gli Aberfeldy sono dei Belle and. er, una band twee-folk, versione leggera dei Mojave 3 di "Excuses for travellers". Lo dicono il violino onnipresente e l'arguzia nascosta nel resto del programma; una componente folk gentile a dispetto dell'insistenza con la quale si presenta, eppure trattata con timore da novizio, come se il genere fosse stato scoperto ieri.
Non è così, e Briggs e compagni la sanno troppo lunga per fingere sino in fondo (anche la copertina fa finta, non so se avete notato). Da cose come "Surly Girl" e "Tie One On" traspare una conoscenza ben maggiore della materia, padroneggiata a dovere e infine riproposta in gioiosa chiave pop. Nonostante la perniciosa naivetè del testo, "Love is an arrow" e i suoi accordi arcadici non potrebbero stare nel songbook di Stuart Murdoch, e in verità molto di ciò che non abbiamo ancora citato è assai poco scozzese. E' estivo e rustico.

E insomma, quando fanno i folksters gli Aberfeldy scovano buone canzoni (lo yodeling solingo di "Tie One On", "Vegetarian Restaurant") che tuttavia non hanno nel DNA una adeguata capacità di penetrazione (a-là B&S ultima maniera) né di duraturo fascino (come i più recenti Mojave 3), quando invece si danno alla canzoncina futile se ne escono con cose talmente carucce che uno le mangerebbe a colazione prima che i succhi gastrici siano svegli, così da aver il mal di pancia tutto il giorno.
Non è tutta colpa loro, e a dire il vero pochi dischi sono risultati cordialmente godibili come "Young Forever" sullo stereo dell'automobile. Non è colpa loro se li si vuole presentare come nuovi alfieri dell'indiepop, né si capisce perché dovrebbero pagare per tutti i testi da prima media mai comparsi nella storia dell'indie-rock. E poi alle nostre latitudini nessuno si abbatterà per un "I love everybody" ad inizio canzone; non lo noteremo neanche, a differenza dei violini che trascinano mosche e raggi di sole incontro alla sera.

Un album che durerà contro ogni pronostico, grazie a pezzi di caratura superiore come "Heliopolis By Night" e "Vegetarian Restaurant" che azzeccano armonie, cori, accordi in una luce agreste e quasi elegiaca; durerà anche se non lo ascolteremo più con lo stesso stupore.
Dategli un sette d'incoraggiamento e ditemi se era il caso di fare tanta cagnara.

Salvatore