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Svedesi, con l'abitudine
di mandare nel maggio del 2004 meravigliosi demo alla Fat
cat ed esserne all'istante arruolati, gli svedesi Amandine
lasciano intuire dietro la cristallina purezza del loro lp
d'esordio grandissime potenzialità nell'ambito dell'alternative
country/americana. Americana? In fondo, non suonare pop in
Svezia è davvero alternative! |
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Gli Amandine appartengono
alla categoria vieppiù diffusa delle bands che riescono a
suonare, con un buon equilibrio naturale, al confine fra due generi
forti quali pop e country.
Pop e country insieme assomigliano un po' al folk, ma allora perché
non tagliare corto e riferirsi al cosidetto alternative country?
Infatti: gli Amandine sono una alternative country band, ma...
Se li paragoniamo ai ben più inquieti Okkervil River ne escono
un po' ridimensionati e a noi non va, così per partito preso
sgambettare ai nastri di partenza una band che inizia ad affinare
la propria sensibilità strumentale.
Del resto i toni intimisti qui sono parecchio più diffusi,
e a differenza di quei texani che amano scorrazzare su e giù
per le scale musicali gli Amandine preferiscono fare il nido su
piccole porzioni di spartito, abbellendo come prima di una recita
nataliza la sala ove dovranno poi esibirsi per la piccola comunità.
Toni pastoriali, lunghe e calde diffusioni di accordion,
un po' di banjo e glockenspiel e poi spruzzatine di theremin
sono le spezie di questo disco fortemente poggiato invece su ligie
chitarrine elettriche pigramente arpeggiate, accordi di acustica
a piene mani e il confortevole apporto del pianoforte.
Il tutto quasi sempre spazzolato da una batteria che sa di grano
a perdita d'occhio.
"Stitches" in questo senso è esemplare, oltre che
parecchio ben riuscita: tutti gli strumenti vi dicono la loro parte
armoniosamente, creando una suggestione incantevolmente pomeridiana,
come a sentire gracidare le raganelle davanti ad uno stagno immobile.
Di secondaria importanza (data la sconfinata quiete) sembra ancora
che gli Amandine stentino un po' nel creare melodie degne di memoria.
Si accontentano di far funzionare e rendere scorrevole il tutto,
drappeggiandone le vesti con grazia e gusto spiccato.
E se probabilmente occorre essere dell'umore giusto per apprezzare
"This is where our hearts collide" da cima a fondo - intendasi
un umore figlio della stanchezza ed avvolto nel crepuscolo dorato
di una giornata d'autunno - non occorre certo un grande sforzo di
creatività recensoria per prospettare ai nostri amici svedesi
grandi margini di perfezionamento non tanto stilistico quanto compositivo.
E un tratto di originalità già è rintracciabile
nell'essere gli Amandine svedesi e non pop!
In soldoni: questo disco è veramente, lisciamente, delicatamente
grazioso da ascoltare, a meno che non abbiate voglia di instant
melodies.
Allora sarà meglio rivolgervi altrove.
Alessandro
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