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"Alberto Muffato è un cantastorie veneziano timido ed elegante. Sempre innamorato delle cose sbagliate. Stonato ma non troppo. Poetico senza accorgersene. Un poco Gino Paoli, un poco Nick Drake, un poco Sparklehorse, un poco Yo La tengo. Scrive belle canzoni, non è poco, no?"

 

 

 
 

Discografia:

Stanotte/stamattina (Aiuola, 2004)
L'aria misteriosa (Aiuola, 2007)


Sito ufficiale:
www.artemoltobuffa.com

 
 

 

 
 

L'aria misteriosa
(Aiuola, 2007)

 
 

La scelta più difficile che si pone all recensore nei riguardi de "L'aria misteriosa" è quella relativa al quando scriverne. Non è questione secondaria, in genere e con particolare riferimento al secondo lp di Alberto Muffato per Aiuola. Fosse stata concepibile una instant review a primo ascolto v'avrei lasciato sfogare tutte le ex-aspettative che questo disco frustra con apparente nonchalance. Prima fra tutte il non contenere un pezzo conciso (di una concisione brillante e di una brillantezza concisa) alla stregua del piccolo gioiello che apriva "Stanotte/stamattina" e gli dava titolo. Primo pensiero: la sindrome Non Voglio Che Clara ha un po'invaso le froge cerebrali dei nostri giardinieri. E non solo per quanto afferisce a questa nuova allure progressivo/autoriale che si respira ultimamente sotto l'annaffiatoio, ma proprio perché la pedina De Min è stata fisicamente spostata a supervedere il lavoro di Muffato. Gli arrangiamenti di questo disco sono in parte suoi e quasi ovunque svolgono un ottimo lavoro. Esaltano le cose migliori ed attutiscono magnificentemente le pecche compositive dei pezzi meno solidi ("Lucciole"). Si dica che "L'aria misteriosa" è un lavoro formalmente ineccepibile fra la cui erba è bello sparpagliare lobi di orecchie. (In alcuni pezzi, vedi "Tempo al tempo", uno si domanda se il ruolo di De Min sia limitato solo all'arrangiamento. O forse i NVCC iniziano a fare davvero scuola.).

Se ne avessi scritto di secondo acchito, mettiamo dopo una settimana, l'attenzione si sarebbe concentrata sui testi. Alberto non dispone di una bella voce, la sua musica non gioca sull'eccesso strutturale (che spesso rende funzionale una vocalità stentorea) ed in questo disco sembra che ci siano più parole blande d'un tempo. E allora si deve dire che ad alcuni bozzetti di semplice, funzionante suggestione ("Impiegata delle poste"), ad alcune immagini di quieta poesia nerdo/campestre ("Estate") si alternano passaggi un po' più cheap, la cui fiacchezza letteraria si mescola inestricabilmente ai momenti migliori e crea un clima frastagliato, efficace a metà.

Ma facciamo per un attimo che io debba recensirlo adesso, questo dischetto, dopo un mese e passa di ascolti.
Dirò allora che non è stato un rapporto facile, e non solo perché Aiuola, una volta etichetta ben curata (seppure piccola) oggi si limiti a fornirmi copie difettose del disco (e che praticamente ha messo fuori gioco per me un paio di pezzi, nella fattispecie "Aranciata" e "Se un giorno", in cui -qui da me- i buchi sono di più dei pieni), ma perché dopo le allettanti promesse di "Stanotte/Stamattina" mi ero fantasticato qualcosa di più scoppiettante.

La scelta di orchestrare "pesantemente" però, sui tempi lunghi paga. Il disco ascolto dopo ascolto prende ad esercitare il fascino che gli compete, e si finisce per collocarne l'ascolto fra le cose che vale la pena di fare quest'anno. Alberto Muffato si riconferma, in parte matura, in parte si mestierizza.

Va bene così. Ce ne fossero.

Alessandro


 
 

Stanotte/stamattina
(Aiuola, 2004)

 
 

Se la recensione andasse dritto al sodo, parrebbe asettica esplicazione di dovere.
Alberto Muffato, del resto, dritto al sodo non ci va.
Nondimeno, ciò ci risulta assolutamente indifferente, sia per la recensione che vo' scrivendo sia per la valutazione complessiva del suo cd auspicabilmente d'esordio.

Va bene la divagazione, ne son ghiotto. In fondo chi potrebbe dire a che serva una vita (questa) che per capirla occorra camparla fino in fondo?
E' lo stesso che qui: ascoltate, anche se non sarà sempre facile rimanere nella sospensione d'indugiare sul Significato Ultimo, né arguire perché, ad un certo punto, Alberto prenda ad intonare "lacrime a biro" come Mal dei Primitives.

Ci sono giorni in cui le persone non rispondono ai criteri minimi della prevedibilità.
"Stanotte/stamattina" non è prevedibile.
1) perché non l'avevamo previsto e basta
2) perché anche prevederlo sarebbe stato imprevedibile
3) perché non c'è Visione d'Insieme e tutto rimane a sciamare in mulinelli di parole insostanziali, che descrivono la quiete d'un mondo sognante ed umorale, ampiamente migliore di questo che viviamo. E allora?

C'è un punto di contatto fra la frusciante, elettrica muffa di sfondo di "muratori sul tetto" e l'incombenza di girare le spalle, in questa stanza, preso di soprassalto da un rumore imprevisto? C'è il mondo dietro, e la sua scomposizione creativa davanti. Non sempre i brandelli sono più belli dell'immagine, ma almeno non sono presuntuosi nel farsi mettere troppo a fuoco. Perché noi presumiamo sempre che al fondo giaccia un'immagine nitida. Ed invece così è solo se conviene al caso più causale della ruota della (s-?)fortuna.
Mi alzo alla mattina, dentro un piccolo mondo con le credenze colorate, architettura immaginale: se dovessi fischiettare qualcosa sarebbe la canzone "stanotte/stamattina", che, a differenza del resto su questo disco, rimane appiccicata alla memoria indelebilmente: e ovviamente non ricorda niente.
Un pezzo mirabolante, se mi permettere di farmi serio un attimo: le umili acrobazie strumentali punteggiano una fiaba racchiusa in uno scrigno d'immagini naif da cui per sbaglio vengono fuori anche le marachelle. Ecco, se vi interessa un parere di musica, qui c'è il meglio di quanto Alberto possa produrre: v'è simmetria fra musica e parole, fra ispirazione e poesia.
Andando oltre la poesia prende il sopravento e la musica sembra farsi un semplice accompagnamento tipo "adeguare sottofondo per favore". Pazienza: la musica sostanziale verrà, forse, imprevedibilmente. Intanto niente potrà farmi rivivere il sorriso delicato di Cristina quando, in viaggio di notte, ascoltammo per la prima volta "pomeriggio d'asma". Giunti a casa, la sua testa ha preso a splendere come un sole sul cuscino.

Mi piace la soavità atemporale delle parole, che, pur rinunciando a caratterizzare, pur eliminando a priori dall'ascoltatore ogni transfert possibile, accarezza i sensi come tramite una brezza di letteratura muffosamente (muffatamente?) demodè. E nella letteratura, senza stringerci, entriamo tutti.
Serve, siamo ancora vivi.
Qui c'è arte. Non è molto buffa, ma è arte. Ha personalità. E' riconoscibilmente soltanto sé.
Ed ha tutto il margine possibile per attingere la Grandezza fra l'italica gente avveduta.

Alessandro