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Il dream pop duo delle Azure
Ray inizia la propria ascesa nel 2001, quando Orenda Fink
e Maria Taylor (originariamente nei Bright Eyes) s'uniscono
artisticamente a Eric Bachmann (Crooked Fingers/Archers of
Loaf) ed iniziano ad ottenere risultati a dir poco incantevoli.
Paesaggi sonori d'una grazia angelica e diafana, fra le meraviglie
sfibrate di Victorialand dei Cocteau Twins ed un cantautorato
austero ed elegante.
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Sublime musichetta, che non vivi
del numero esterno chi t'ascolta, sapida dei passaggi rapidi delle
tue ombre intessute di filigrane; fralezza di suoni che s'agitano
lievi in crepuscoli perenni di baci trasognati, tu che sei all'orecchio
il bacio asciutto d'una timidezza angelica e così malriposta - tieni
duro il tuo amore, tenta di trattenere l'alito che s'infiltra sfuggendo
fra le colonne perenni delle sue costole di marmo e continua ad
alitare il magnifico svanire d'ogni forma della mente; tu che produci
l'immagine calda d'un vuoto fosforescente di movimenti, oh quanto
falsi e quanto preziosi, tu che ispiri le ritrazioni ammorbanti
di due austere americane d'Athens, qui neppure alla loro prova migliore,
ma buona a sufficienza d'uno spirito ch'aleggia fra noi accoliti
dell'insostanziale, tu che ti perdi in passaggi sempre troppo veloci
a potervi edificare un amore o un rigo d'affetto appena.. ti ricordi?
Una volta eri scrigno dei migliori tesori della 4AD, una volta ci
tenevi tutti appesi per l'anima a fili che bucavano l'orizzonte
hypgnosyano e poi ci scorrevano cigolanti, gocciolanti bellezza
ed impossibile, nostra madre a presiedere il corrusco incedere verso
una perdita ch'è asciuttezza, afflitti d'un sole meccanico d'un
futuro senza noi. Ah beh, vorrei chiamarti, figlia di Giove e Mnemosine,
te e le tue sorelle, e con te vorrei andare per deserti ricordi,
per incerti antri di luce stranita, e poi porti dinanzi ad uno specchio
di tempo contrito: qui scorgeremmo la solida inconsistenza evocatrice,
la tua promessa d'eterno subito dimenticata in molteplicità altre,
costretta ad addensarsi su miseri ricettacoli di polvere digitale.
Vorrei chiamarti e dirti: aggrappati al tuo amore, tieni duro l'incanto
di ciò che fugge rubando baci e prelevando anima da un fondo di
lacrime inestinto - non v'è altra consolazione per chi cerca nella
cornucopia dell'entropia note intransitorie, abbagli visibili e
orgasmi immobili. Vai dunque, e resta, nel sogno di canzoni che
evocano se stesse appena dileguate, va' e rimani, nel circolo archetipico
di quanto sfugge permanendo, e che sa fondersi, ogni volta, in una
volta sola. Vai dunque, che il giorno trascolora, ed ogni svanente
candore di luce si piega sino al blu; non cercare un posto, un luogo
che ti sappia indicare ma fatti della sostanza dell'amore, dileguati
con Lui, ch'è l'unico trucco concesso dagli dei per tenerlo al tuo
cuore.
Sapremo in ultimo cosa non sei, cosa non vuoi, dove non siamo noi.
Alessandro
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