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Il dream pop duo delle Azure Ray inizia la propria ascesa nel 2001, quando Orenda Fink e Maria Taylor (originariamente nei Bright Eyes) s'uniscono artisticamente a Eric Bachmann (Crooked Fingers/Archers of Loaf) ed iniziano ad ottenere risultati a dir poco incantevoli. Paesaggi sonori d'una grazia angelica e diafana, fra le meraviglie sfibrate di Victorialand dei Cocteau Twins ed un cantautorato austero ed elegante.

 

 

 
 

Discografia:

Azure Ray (Warm, 2001)
Burn and Shiver (Warm, 2002)
Hold on Love (Saddle Creek, 2003)

Sito Ufficiale:
www.azureraymusic.com

 
 

 

 
 

Hold on Love
(Saddle Creek, 2003)

 
 

Sublime musichetta, che non vivi del numero esterno chi t'ascolta, sapida dei passaggi rapidi delle tue ombre intessute di filigrane; fralezza di suoni che s'agitano lievi in crepuscoli perenni di baci trasognati, tu che sei all'orecchio il bacio asciutto d'una timidezza angelica e così malriposta - tieni duro il tuo amore, tenta di trattenere l'alito che s'infiltra sfuggendo fra le colonne perenni delle sue costole di marmo e continua ad alitare il magnifico svanire d'ogni forma della mente; tu che produci l'immagine calda d'un vuoto fosforescente di movimenti, oh quanto falsi e quanto preziosi, tu che ispiri le ritrazioni ammorbanti di due austere americane d'Athens, qui neppure alla loro prova migliore, ma buona a sufficienza d'uno spirito ch'aleggia fra noi accoliti dell'insostanziale, tu che ti perdi in passaggi sempre troppo veloci a potervi edificare un amore o un rigo d'affetto appena.. ti ricordi? Una volta eri scrigno dei migliori tesori della 4AD, una volta ci tenevi tutti appesi per l'anima a fili che bucavano l'orizzonte hypgnosyano e poi ci scorrevano cigolanti, gocciolanti bellezza ed impossibile, nostra madre a presiedere il corrusco incedere verso una perdita ch'è asciuttezza, afflitti d'un sole meccanico d'un futuro senza noi. Ah beh, vorrei chiamarti, figlia di Giove e Mnemosine, te e le tue sorelle, e con te vorrei andare per deserti ricordi, per incerti antri di luce stranita, e poi porti dinanzi ad uno specchio di tempo contrito: qui scorgeremmo la solida inconsistenza evocatrice, la tua promessa d'eterno subito dimenticata in molteplicità altre, costretta ad addensarsi su miseri ricettacoli di polvere digitale.
Vorrei chiamarti e dirti: aggrappati al tuo amore, tieni duro l'incanto di ciò che fugge rubando baci e prelevando anima da un fondo di lacrime inestinto - non v'è altra consolazione per chi cerca nella cornucopia dell'entropia note intransitorie, abbagli visibili e orgasmi immobili. Vai dunque, e resta, nel sogno di canzoni che evocano se stesse appena dileguate, va' e rimani, nel circolo archetipico di quanto sfugge permanendo, e che sa fondersi, ogni volta, in una volta sola. Vai dunque, che il giorno trascolora, ed ogni svanente candore di luce si piega sino al blu; non cercare un posto, un luogo che ti sappia indicare ma fatti della sostanza dell'amore, dileguati con Lui, ch'è l'unico trucco concesso dagli dei per tenerlo al tuo cuore.
Sapremo in ultimo cosa non sei, cosa non vuoi, dove non siamo noi.


Alessandro