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Bikeride sono i californiani di Fountain Valley Tony Carbone (leader, voce e multistrumentista), Sean How? (sic, tastierista e chitarrista), Adam Diebert (fiati), Charles Gray (seconda voce e compositore, e chitarra), e Chris Petrozzi (batterista, inventore del "Roman Shower drum role", dal sito del gruppo, nel quale i protagonisti si presentano meglio di quanto a me possa riuscire.).
Nella loro carriera hanno sempre coinvolto uno stuolo fra amici e strumentisti.
La ricetta della band è fatta di un senso del comico-effettistico in stile Pavementiano (anche riguardo la veste grafica, insolitamente spassosa, che coinvolge spesso anche i familiari di Tony), votato al pop melodico di Bacharach e Beatles con più piglio cartoonistico, che a volte vira sui lidi indie dei Pixies di metà carriera.
La strumentazione è puntualmente esuberante. Alla linea ordinaria chitarra basso e batteria si affianca, sino a sovrastare, il vintage delle tastiere Casio, Wurlitzer, Moog, Theremin; e ancora sax, banjo, armonica, ukulele, violino, campanelli e duck call.
Spartita fra canzoni vere e proprie e sfiziosi abbozzi (low fi), la loro rielaborazione del pop statunitense 60's e 70's, dapprima informale poi più rigorosa, ha ricevuto elogi e critiche nella stessa misura.
Strano. Per me una band dal curriculum discografico come Bikeride appare da sempre tra le irrinunciabili e geniali che abbia prodotto il pop recente.
Ad ogni modo, la pubblicazione del recente Morning Macumba ha spinto alcuni critici a rivedere la propria posizione. Musicisti con lo spirito giusto, consci e assieme irresistibilmente spiritosi.

 

 

 
 

Discografia:

Here Comes the Summer (Bicycle Rider Productions - Aha!, 1997)
Thirty-Seven Secrets I Only Told America (Bicycle Rider Productions - Aha!, 1999)
Dogs EP (Bicycle Rider Productions - Aha!, 1999)
Raspet EP (Bicycle Rider Productions - Aha!, 1999)
Summer Winners/Summer Losers (Bicycle Rider Productions - Aha!, 2000)
Morning Macumba (Bicycle Rider Productions - Aha!, 2002)

Sito Ufficiale:
www.bikeride.info

 
 

 

 
 

Morning Macumba
(Bicycle Rider Music- Aha!, 2002)

 
 

Pura Saudade californiana. Morning Macumba può definirsi l'approdo alla maturità della band di Carbone, Gray e soci, rivelandosi tra i più interessanti e completi dischi pop degli ultimi tempi.
L'album scongiura la cristallizzazione stilistica dei Bikeride.
Giunge a tre anni abbondanti da 37 Secrets I Only Told America, e quei "segreti" e abbozzi subiscono qui una metamorfosi; si caricano e deflagrano, finalmente.
I loro elementi musicali si diffondono ogni dove, svelano un bagliore accecante.
La storia vuole questo album fatto di suggestioni degli autori a seguito di viaggi in Brasile e oltreoceano.
Ma a prescindere dalle influenze locali, il gruppo può disporre di una cognizione e gestione della musica che fanno ben superiore alla media dei gruppi in circolazione.

Eccitazione a partire dalla copertina, coi musicisti ritratti in posa ideale, con gli sguardi teso verso l'orizzonte ad esprimere un misto di ebbrezza e stupore.
Un vibrante ottimismo dovuto alla costante fiducia nelle proprie risorse e al solido (e non casuale o istintivo) riferimento ai modelli di pop del passato.

Stati d'animo che si riverberano nella musica, nei fiati e cori della invincibile melodia a'la Knack di Whispering winds e Norwegia, nei cambi e nelle progressioni strumentali a cascata della finta celebrazione di The americans in Rome.
E ancora, nella ammaliante aria dionisiaca a base di fiati (e wurlitzer) di Catch that spark prima, e nello scintillante minimalismo di Moonracing poi; tra voci ovattate, chitarre sussurrate, effettini, silente battito della tastiera, si allestisce un senso di straniante psichedelico.

Vivacità creativa, lodevole libertà sentimentale che ben addentra i ragazzi nello spirito del pop della patria West Coast, loro, pargoli degli anni settanta.
Radio Ougadogou è una breve stravagante fantasia esotica, pulsante interludio di campanelli, flauti e maracas che introduce Fakin' amnesia, strepitoso mélange indie pop wave dei primi Cars e Super Furry Animals ogni qualvolta azzeccano un singolo memorabile.

E ancora ad esempio la seconda traccia nascosta in coda al disco, Bunny, dalle seducenti energie, spinte da novelty bubblegum magnificamente "seventies"; mi ricorda quella meraviglia del pop che é Sweet city woman degli Stampeders.
Sleepyhead mostra l'evoluzione dell'arte di Bikeride, ora alle prese con violino, frasi calibrate, colori e accenti perfetti, idilliaci: sembra uscire da Skylarking degli Xtc.
Lemonade, altra irresistibile pop song di appena due minuti e spicci, batteria e chitarra forsennata, fiati e cori soul che riconducono il cuore a lidi cari, blue eyed soul.

Morning Macumba è un album di desiderio costante, inesauribile; potenziale che cresce con gli ascolti, sogno di un senso di euforia e di magica anacronistica utopia, di spazi ariosi e puri, ingiustificati (ma sempre possibili) di questi tempi.
Attraente soprattutto per questo.
Uno scossone, una ricarica all'ingranaggio dell'indie pop contemporaneo.

Un invito a riempire, cercando, o più ottimisticamente, trovando nella realtà simili elementi ideali e prosperi legati a un passato mitico.

Fabio


 
 

Summer Winners/Summer Losers
(Bicycle Rider Productions - Aha!, 2000)

 
 

I Bikeride hanno spesso prediletto una divulgazione in chiave minore e appartata, all'insegna del chi l'ha visto (si ritenga fortunato).
Dapprima divulgate su vinile, molte gemme dei due Ep del 1999 sono state rese disponibili in cd, attraverso questa "Collection of Singles, B-Sides, Rarities and Ep's".
Un bel sollievo per tutti coloro i quali non posseggono (più) un giradischi, oppure se ancora l'hanno, preferirebbero un'orticaria ai rituali di sfilar dischi, andare a cambiar lato, spostare la testina.
Ennesima stravaganza la copertina della raccolta, che ritrae la famiglia Carbone in visita papale.
Oltre ai numerosi estratti da Dogs Ep e Raspet Ep, i lavori che più testimoniano l'informale talento melodico del gruppo, si possono ascoltare l'inedito Here comes the summer, assordante sarabanda tra fiati, chitarre e sgargianti cori sixties.
E diversi rari, tra cui la filastrocca Meghan, modello esemplare della two-minute-twee-tune carboniana. Vocalismi beati, armonica, banjo e flautino, è molto vicina allo spirito dei due Ep.
E una gustosa versione acustica di Our lips are sealed.
Non manca qualche brutto anatroccolo, segnatamente El roy, Grady moseley. Ma l'insieme non si intacca affatto, contando su tanti piccoli, deliziosi e variopinti tasselli che riscattano ampiamente qualche scivolone.

Secondo alcuni critici, è un vizio di forma a frustrare, in parte, le ambizioni dei Bikeride.
Se a questi californiani non manca difatti il potenziale per competere esteticamente con l'opera dei conclamati maestri del pop, sul piano dei contenuti la loro arte si promiscua e si altera (impoverendosi di proposito) con un senso infantile, macchiettista e disfunzionale proprio del linguaggio "indie" di cui abusano le recenti generazioni di musicisti.

Fabio


 
 

Raspet EP
(Bicycle Rider Productions - Aha!, 1999)

 
 

Segue a poca distanza da Dogs un secondo Ep, Raspet.
Dunque, anziché fare un album zeppo di perle, Bikeride prediligono il formato 10'' vinilico, oppure devolvono brani a raccolte piuttosto anonime, riviste e corti cinematografici.
Raspet è un'altra raccolta di pop tunes a tratti irresistibili. Si ascolti la cover (di Chad and Jeremy) A summer song, dalle delicate, evanescenti armonie vocali: sarebbe potuta essere del Paul McCartney periodo Wings, se fosse stato meno austero.
O Fine and dandy, burlesca ode a una affabile ragazza con il "nicest butt" che Carbone abbia mai spizzato.
I contenuti satirici stridono comicamente con la forma della canzone, che inizia con una bucolica frase in sordina di chitarra e un banjo, sotto, a ricamare, proseguendo in maniera angelica con cori e sommessi ritmi di tastiera.
Un pastorale idillio con cui Bikeride rivisitano le grazie che appartennero a Loggins & Messina.

La provincia è omaggiata anche in Country song, come se il Ry Cooder esordiente avesse collaborato con Brian Wilson.
Trascinante il baccanale di New year's girl con irrefrenabile collasso nel chorus. Conclude il mini Bean and nothingness alla maniera di Optiganally Yours, fra voce recitante, fantasie di chitarra, Hammond ed effetti elettronici, a rimarcare il perseverare (a volte diabolico) di Bikeride per interludi facezia vintage no-fi.

Fabio


 
 

Dogs EP
(Bicycle Rider Productions - Aha!, 1999)

 
 

I Bikeride mantengono desto l'interesse dei pop aficionados con un paio di ottimi ep vinilici, pubblicati sempre dall'etichetta Bicycle Rider, tra i più deliziosi degli ultimi tempi; e ancora con 45 giri e rarità d'importazione.
Evidentemente brevità e dispersione sono i modi congeniali in questa fase del gruppo, oltre che abitudine e necessità di molte indie bands.
Dogs Ep é la dimostrazione che l'immediatezza di un formato 10'' è preferibile alla prolissità a volte inutile e abusata della durata cd standard.
Carbone e soci sono personaggi di umore decisamente solare e di tendenza burlesca.
Questo Ep che dei pubblicati é il più gustoso e completo, contiene otto brani folgoranti, melodie fresche e iridescenti che spaziano da un pop-and-go anni settanta, tra i cori e clapping adorabili della hit Jennifer, certamente già nota a chi bazzica i territori indie pop u.s.a (leggi compilation di Parasol), girotondo di synt, chitarre, batteria, voci.
O il Theremin e i fiati ariosi di Continental divide, e l'omaggio con vocine premurose in salsa Casio-pop di Shawna.
Sino alla magistrale dedica dal nome Carl wilson suite, con i suoi panoramici cambi di tonalità, e i nostalgici falsetti.
Non raggiunge neppure i quattro minuti, ma la perfezione naturale, la luminosità armonica con cui è costruita questa mini suite ha dell'ammirevole.
E ancora, virtuosismi Hammond in Estate d'amore, ove anche si affacciano vocalismi farseschi alla Amanda Lear misti a grida, e i tragicomici inconvenienti in studio nella squassante pixiesiana You stepped on my guitar ("you were my friend till you stepped on my guitar").

Conclude la lamentosa Handlebars, incisiva, evocativa litania fiabesca con solenne intenso crescendo umorale nel ritornello, assolutamente struggente.
Il migliore epilogo immaginabile per un disco pop da scoprire, che in poco più di venti minuti riesce a competere con predecessori più illustri.
Un ideale abbeccedario dell'indie pop nella propria veste recente.
Un piccolo, delicato capolavoro.

Fabio


 
 

Thirty-Seven Secrets I Only Told America
(Bicycle Rider Productions - Aha!, 1999)

 
 

Questo è il secondo Lp di Tony Carbone e soci, dopo Here Comes The Summer del 1997.
Il titolo Thirty-Seven Secrets I Only Told America racconta in poco più di una dozzina di piacevoli brani null'altro che la vita ordinaria in chiave pop, nel perimetro di villini californiani ove i nostri sono nati e vissuti; abituale way of life trasfigurata con effetto comico e farsesco qua e là.
L'album viene pubblicato nel 1999 quasi contemporaneamente al mini Dogs, col quale divide Jennifer, forse il capolavoro del gruppo, esempio di pop song praticamente perfetta in qualsiasi cosa, strumenti, voci, effetti.
Nell'insieme l'album non sfigura affatto. La partenza è addirittura eccellente.
Erik & angie dai marcati ricordi Style Council (chi non ha amato almeno un pò dischi come Introducing e Café Bleu?), rievoca opportunamente quei fasti pop 'ottanta, un tuffo al cuore, un ritorno all'infanzia.
Persino superba l'incarnazione bossa pop di That's Math!, luminosa boutade percorsa da flauto e corde idilliache, più un synt nel finale alla Eumir Deodato.
E il pop rock surreale e sghembo di America's favorite omelettes, con un organo distorto e un refrain di istantanea memoria, come anche la grazia pop di Jennifer.
In seguito a questo mirabile quartetto, l'album un pò si perde, per poi ritrovarsi in The letter dropper, valido esempio di power pop non privo di interessanti variazioni di tempo.

Memorabile ancora Samarah, con quell'incipit fischiettato, e il banjo che tira in lungo soffici vocalizzi, con sax in chiusura.
L'andamento instabile di Blue jeans avvicina più al collega San Dieghese Rob Crow.
Parasol possiede interessanti vocalizzi alla Sweet ma indispone proponendo assoli di sciagurate (perché fuori luogo) tastiere wakemainiane.
Meglio A wet and watery blue, stessi i connotati ma più calibrata.

Una serie di brevi, strambe hidden tracks low-fi senza titolo chiudono l'album.
Sintetizzatori spaziali, inconclusi motivi chitarristici ed altre cialtronerie amatoriali con l'ausilio di tastiere, effetti d'ambiente e versi di animali a tempo (!).
Nell'ultimo dei 37 Segreti riconosciamo Wave di Sua Maestà Antonio Carlos Jobim, in una semplice, suggestiva rilettura in lingua inglese.
Un coup de theatre che ci sta come il cacio sui maccheroni.
Forse i Bikeride di questo periodo mostrano di trovarsi meglio in formato ridotto.
Si sarebbe potuto accorciare il numero di canzoni (togliendo Peeling an orange e Clean sports clean living, ad esempio) e creare un eccellente Ep.
Banalmente si potrebbe definire Thirty Seven..eccetera.. un grazioso saggio di postmoderno pop.
Oppure, disomogenea e multiforme piacevolezza, summa degli accenti del gruppo.

Fabio