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Da Charlottesville, Virginia, i Charming nascono nel 1994 ad opera di Ravi Krishnaswami, giovane arrangiatore e musicista,, Chris Garvey al basso, Dave Sherwin alla batteria e Nicole St. Claire Stoops alla voce. Nel 1997 danno alle stampe "Giant", tra i migliori esempi di indiepop negli anni 90 seguito quattro anni dopo dal parimenti ottimo "Champagne and magazines". Pop immediato e dinamico e una grande facilità melodica i tratti caratteristici, Al momento di pubblicare il terzo album "Turn down the lights" (2006) la band comprende Krishnaswami, Stoops, Jay Flatt al basso e Chris reitz alla batteria e si è trasferita a New York.

 

 

 
 

Discografia:

Giant (Twee Kitten, 1997)
Champagne and Magazines (Shelflife/TweeKitten, 2001)
Turn Down The Lights (Charmingpop, 2006)

Sito ufficiale:
www.charmingpop.com

 
 

 

 
 

Turn down the lights
(Charmingpop, 2006)

 
 

Cinque anni da "Champagne and Magazines", nove da "Giant": i Charming sanno farsi aspettare, ma ne vale la pena. Sempre. L'effetto della lontananza temporale/spaziale tanto fra i dischi quanto fra i membri della band (impegni collaterali per la TV, per le Dansettes e i Positions) è un album stratosferico, che incenerisce i predecessori e qualsiasi altro prodotto di genere uscito nell'anno e smentisce la favola sull'indiepop eterno adolescente, perché questo è quello a cui ogni popband ambisce quando diventa adulta. Un album perfetto.
Ho detto album? "Turn down the lights" è tanti dischi in uno; coltiva un'anima funky che lo tiene insieme a dispetto dei moti centrifughi diretti verso fuzz, power-pop e britannismi degni dei migliori Blur, accarezza lo sfiorito candore dell'indiepop dei 90s e mai sopiti Beatleasismi. Ciò che rende invincibili i Charming è il ruolo di testimoni degli ultimi tre lustri di musica pop, dei quali registrano ogni deviazione partecipandone ed arricchendola. Sono un greatest hits vivente in un universo di citazioni e riconoscimenti, ma anche gli unici capaci di chiudere il cerchio, i soli a non cadere nelle insidie - dalla melensaggine alla noia - che un disco classico e completo come questo può comportare.

"Turn Down The Lights" non si accontenta mai del semplice risultato melodico: possiede una complessità nascosta che gli permette di agire a più livelli, di svelare la maniacale cura dei particolari come se fosse solo un altro ingrediente della ricetta e non il più importante. E così il puro ed ininterrotto flusso della musica è protagonista di autentiche scorribande che ne sottolineano i momenti migliori: l'impero di chitarre e tastiere a grappolo che copre i papapas di Nicole in "Lost and Found", la grandeur soul colta e matura di "Stranger (I Will Never Be)", le diapositive da Abbey Road della title track, il forbito indiepop alla maniera dei Mocca - un'influenza di ritorno? - di "Sunday Afternoon", i Blurismi per chitarra del distinto power-pop "Song for the Nightshift" e così via, per dodici pezzi su dodici capaci di perseguitare anche il più ingrato degli ascoltatori, dinamici e pulsanti come argentovivo.
E' un'opera di magia quella dei Charming, mai più di oggi fedeli al loro nome: cucire insieme un lavoro di classe e di sostanza, capace di essere contemporaneamente ciò che sembra ma anche di dispensare nuovi e splendidi dettagli a velocità variabile. Il tipo di disco che in questi tempi veloci nessuno perde più tempo a registrare, quello che lascia una band senza etichetta e li costringe a metterne su una personale. Il tipo di disco che vale la pena aspettare per cinque anni.

Salvatore