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Henrik Orrling (chitarra e voce) e Fredrik Berglund Dehlin (chitarra) vivono a Stoccolma, Filip Ekander (batteria) a Goteborg, Martin Kaarlson (basso) a Malmoe ed Audrey Pic (chitarra e voce) a Parigi. Come abbiano fatto a incontrarsi non si sa, ma quel giorno sono nati gli Envelopes, superbo mix di tweepop e new wave che fra le righe cita Pixies, Pavement e Belle and Sebastian in uno dei mix più eccitanti mai ascoltati. Il primo album, "Demon" è del 2005.

 

 

 
 

Discografia:

Demon (Brille, 2005 )

Sito Ufficiale:
www.envelopes.se

 
 

 

 
 

Demon
(Brille, 2005)

 
 

Fra le trasformazioni subite dalla scena indie in questi ultimi anni, quella in atto nell'undergound pop è tra le più interessanti. Se di norma il Riciclo delle istanze musicali pop, garage, new wave, rock si manifesta in forme fedeli all'originale e riadattate alle sensibilità (di mercato) contemporanee, questo nuovo approccio abbraccia lo scibile da una prospettiva nuova e temeraria: mescola elementi nelle provette del Piccolo Chimico estraendone formule in cui il simulacro dell'originale è trasfigurato in un coloratissimo magma di suoni, e bilancia l'instabilità della ricetta con dosi esagerate di entusiasmo, manifestate di norma con esecuzioni corali e spontanee. Architecture in Helsinki, Bearsuit, Tilly and The Wall, Misty's Big Adventure: non è più la schietta amatorialità del passato, ma una consapevole centrifuga della storia indie.

L'esordio degli Envelopes è esattamente questo: un disco acerbo con momenti di abbacinante bellezza, persino più eclettico delle band sopra citate e tenuto insieme da una inimmaginabile forza propulsiva. Discontinuo, sofisticato un secondo e traballante il successivo, alterna curve e spigoli pescando da una estesa tavolozza di colori affidata all'incessante lavoro delle due chitarre e da tastiere che rifiutano di adattarsi alle convenzioni pop. Superato lo sconcerto iniziale, l'album svela tutta la sua distratta profondità: cammina sull'estremo limite dei kitsch, in bilico fra twee, new wave, college rock e garage di ritorno senza mai cadere dalla corda; l'insolubile angolarità di "It Is The Law" introduce alle sue mille sfaccettature, "Sister In Love" è atonale perfezione pop, l'affilata "I Don't Like It" filtra l'Albion sound del 2005. E mentrela voce di Audrey Pic zoppica mirabilmente, rallentata come un nastro difettoso in "Audrey In The Country" si amalgama a quella di Henrik Orrling nell'afflitta filastrocca acustica "Your Fight Is Over", che eleggiamo senza fatica miglior pezzo dell'album.
Labirintico ed ineguale, "Demon" (in svedese significa "demo", quindi i conti tornano) è un album luminoso che non varrebbe la metà senza la continua eccitazione che lo anima. Una promessa di grandezza.

Salvatore